CSI sulla scogliera di Mola

20130131-123815.jpg Un ragazzino di sei metri: era solo un adolescente lo squalo elefante che si è spiaggiato un paio di giorni fa sulla costa di Mola di Bari. Probabilmente lo stesso pescato accidentalmente dal peschereccio Mimma Francesca il 18 gennaio un paio di miglia più fuori, e poi rilasciato in mare ancora vivo. Purtroppo non è riuscito a riprendersi. La morte di un esemplare giovane di una specie a rischio estinzione è certo un peccato. Per la scienza però questa morte è una grnade occasione per imparare qualcosa della biologia di questa specie, tanto grande quanto ancora misteriosa.
Per questo ieri, dopo un rapido giro di telefonate con la Capitaneria di Porto locale, ci siamo precipitate qui a Bari, con a “lista della spesa” dei colleghi di molte università: chi voleva la carne per le analisi tossicologiche, chi per il DNA, chi il fegato, lo stomaco, le vertebre…
Con un coltellaccio da macellaio, Simona ha preso campioni per tutti, compresa la grande vertebra centrale: contando gli anelli, come nei tronchi degli alberi, si dovrebbe capire l’età. Difficilie dirlo per ora con precisione: a spanne, però, vista la lunghezza (sei metri) che corrisponde a un individuo non ancora maturo, non aveva ancora 12-15 anni.
Aggiornamenti più avanti, intanto vi mettiamo qualche foto.
Grazie ancora alla Capitaneria di Porto per l’assistenza, sopratutto ad Alessandro D’Erchia, comandante della capitaneria di Mola di Bari, con i sottocapi Francesco Guardino e Francesco Romanazzi.

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